Diretta ma storta dal Salone del Mobile di Milano
Una rassegna imperdibile per tutti i designer di tutte le nazioni di tutti i pianeti (compreso il Belize), il Salone del Mobile di Milano è secondo solo alle sfilate cicliche dell’alta moda per simpatia e semplicità delle proposte (come l’ornamento per valutare le proprie esistenze e decidere se farsi male o meno, lasciando la valle di lacrime, posto montano umidissimo). Geniali architetti d’interni, creativi sorprendenti, artisti oggettuali che plasmano gli ambienti e le cose in cui e tra cui viviamo o vivremo. Non soltanto Philip Stark, Richard Sapper o Ettore Sottsass – il Salone del Mobile mette in mostra nomi destinati al Pantheon delle sedie, delle lampade e delle grattugge.
Per il piacere di tutti i sensi (anche quelli vietati o contro), abbiamo deciso di inviare al Salone del Mobile uno dei reporter più immobili di cui disponevamo. Da giorni non si sposta da lì e registra, con le sue applicazioni iPhone direttamente caricategli nell’osso frontale, oggettistica e linee di tendenza, volti ignoti destinati a un futuro da star, internio ed esternio d’autore. Li irradia su tutti i social media, da cui è stato prontamente bannato. Per pura pietà gli pubblichiamo l’indiscutibile meglio che ha registrato a questa creativissima kermesse milanese!!!!
Il Salone del Mobile ormai copre tutta la città, tanto che stanno ultimando l’abnorme centrino che starà sul Mobile l’anno prossimo. Qui ci troviamo in zona San Siro, alla cosiddetta Montagnetta, che fu fatta così: accumularono l’immondizia milanesi di anni e ci misero la terra e l’erba. Fedele a quello che cova sotto il terreno, l’ultimo grido del design nordico, lo svedese Bóthildr Dagmær, 12 anni, ha deciso di piazzare un’installazione in lego, pratica e castigata nelle linee severe e nei colori accesi. Si tratta di un oggetto non identificato da nessuno che non serve a nulla.
Dalla star brasiliana di questa edizione (speciale e del mattino), cioè Luisão Álvares, una autoironicissima citazione al contempo degli Anni Ottanta e del Neolitico: la versione arcaica postmoderna del Cubo di Rubik, che nessuno potrà mai risolvere, ma intorno al quale già si sta organizzando il campionato mondiale, dove si sfideranno giovanissimi talenti e vincerà il solito bambone ipervitaminico dello Wyoming, come in tutte le edizioni di tutti i giochi da design come questo. Ammirate il castigato cromatismo e la geniale trovata di sostituire i cubetti con bulloni che fanno male alle mani. Uno dei pezzi più quotati del Salone, dopo il grande tappeto e i pezzi Swarovski.
E’ ora che le casalinghe (che non esistono più, se non in certe riserve, e noi di riserve ne abbiamo parecchie) possano emanciparsi dalle madie anguste, dove stanno pochissime spezie e barattoli Bonduelle! Ecco la proposta pratica e agevole di una madia che viene direttamente (è semovente, cammina da sola, ci ha messo due mesi ad arrivare a Milano) dalla confederazione elvetica, un autentico colpo di genio e un vero tocco d’arte da parte di un insospettabile designer di successo: l’ex sciatore mondiale Pirmin Zurbriggen, datosi ora a intagliare corni svizzeri di legno, cassettoni a otto piani e cornici lignee per quadri del trapassato Maestro Arman.
Va molto lo stile preprimitivo quest’anno, al Salone del Mobile. Si sono visti utensili neanderthaliani che sfondavano tavoli in polietilene verde fosforescente, ma anche selci affilate come innovativi servizi di posate, e pure donne tirate per i capelli da scimmioni con la clava in performance godibilissime afghane. Qui a fianco una delle eccellenze che ben rappresentano questa tendenza: il mouse a infrarossi per l’Homo Abilis di oggi, che si è stancato di ricercati materiali come cristalli liquidi, schermi al plasma (davvero splatter) o plastiche inerti. Per l’impiegato rude, dal sentore selvatico, che non deve chiedere mai, questo mouse che pesa solo 8.7 chili e non sposta nessuna freccina sul computer, il che dovrebbe rilassarvi molto, perché basta anche con questo computer, che ormai è dappertutto.
La sorprendente poltroncina in matite che ha dei disegni per voi. Una sedia stracolma di mine, quindi pericolosissima, tanto che bisogna fare intervenire il Genio. Il quale, in questo caso, è maori e si chiama Rapata Koha, uno dei designer emergenti dalle mischie di rugby. La poltroncina in matite esige un clima temperato, altrimenti si consumano le punte. Comoda, imbottita di idee devianti, si infila in un comodo astuccio per elementari delle dimensioni di qualche metro quadro. La si può trasportare ovunque si voglia e ci mancherebbe altro. Il divano di penne, al momento, è ancora in fase preproduzione, perché non si sa se sarà fatto di biro o di manti di uccelli.
La scuola di design di San Sepolcro ci propone un lavoro in collaborazione col Politecnico: uno scarico di lavandino privo di gomito e, conseguentemente, anche di olio di. Non serve Mr. Muscolo, come immaginabile, per sgorgare questo pezzo d’arte che si mangia qualunque Pozzi Ginori: basta svitare e il tappo e, se non viene giù lo schifo, infilarci dentro qualcosa di appuntito e rimestare. Il materiale innovativo, studiato dagli ingegneri del Politecnico, consiste in residui degli Shuttle esplosi in volo, ed è quindi puro riciclo, quindi eco-compatibile, cioè adatta a fenomeno di rimbalzo vocale in una valle tutto sommato stretta.
Per aggiornamenti live dal Salone, stay Tuned, il nostro inviato non può essere sviato.


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18 aprile 2010 | Costina:
E per questa porcheria poi non si trova una camera che sia una in tutta Milano e dintorni? Ma sono robe dell’altro mondo.
19 aprile 2010 | Rossano Segalerba:
“Oggetti che citano contemporaneamente gli anni ottanta e il neolitico”.
Una frase che rispecchia un mio certo punto di vista…